Quella famiglia nel bosco

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Una storia questa che vede giudici, assistenti sociali in allarme per una famiglia che aveva scelto di vivere spartanamente in un bosco vicino a Chieti. Ecco in breve la loro storia.

Non si sono completamente vaccinati, non avevano il bagno in casa, socializzavano poco con il paese, hanno rifiutato un esame neurologico per i bambini. Queste le motivazioni che sono state alla base del provvedimento del giudice sottraendo i figli ai genitori che avevano scelto di vivere spartanamente, in una casa nel bosco con orto e animali, ma senza energia elettrica e tv. La ormai nota vicenda si protrae da questa estate, dopo una segnalazione delle autorità locali e dei carabinieri alla Procura a seguito di una intossicazione da funghi che aveva colpito la famiglia.

Inizialmente sembrava ci fosse stato il reato di non avere ottemperato all ‘obbligo scolastico, mentre invece non si era perfezionata la educazione di scuola parentale, comunicata poi il 3 novembre dalle autorità scolastiche. Ma nonostante l’avvenUna uto iter burocratico, il giudice ha ritenuto comunque di emanare il provvedimento.

Non è bastato l’impegno preso dal padre per realizzare un servizio igienico interno alla casa e l’impegno ad una maggior socializzazione.

Un caso emblematico della perversione culturale che sottintende questo provvedimento, anche fosse solo temporaneo e destinato a cadere, confidiamo, in appello.

Un caso che in nome della preoccupazione di tre bambini che giocavano con l’asinello e che vivevano allegramente all ‘aria aperta e che quindi secondo il giudice, si esponevano ai rischi che si annidiano nel bosco e all’isolamento sociale per carenza di contatti umani con altri bambini. Infatti per il giudice è ancora più pericoloso dell’obbligo scolastico, la mancanza di relazione con gli altri bambini che causerebbe gravi scompensi psicologici.

Eccerto, qui è manifesto il “reato” di difformità dal modello culturale dominante, quello che vede un paio di generazioni in preda a problematiche psicologiche, ansia, ottenebrate da socializzazione vituale e uso compulsivo di apparecchi tecnologici. In altre parole , avere amici virtuali con cui smanettare da mane a sera, non aver mai visto un animale nel suo habitat naturale con cui interagire, vivere di notte e dormire di giorno, sottostare o essere protagonisti di atti di bullismo e o piccole angherie e discriminazioni che la scuola riserva ai culturalmente diversi.

Il fatto è talmente grottesco, vedendo i dati reali delle problematiche giovanili in costante aumento anche nella loro componente patologica, che la grande maggioranza della pubblica opinione in interviste e programmi televisivi, si è schierata a difesa di questa famiglia anomala.

Un ultima osservazione riguarda il non avere ottemperato agli obblighi vaccinali, per non avere fatto la seconda e terza dose, ma questo obbligo non riguarda la possibilità di frequentare la scuola pubblica? I genitori avevano optato per la scuola parentale e allora? Infatti il padre ha proprio fatto questa osservazione, in una intervista. Durante il triennio infame, centinaia di genitori scelsero la scuola parentale proprio per non essere obbligati a vaccinare i figli.

Odioso dettaglio riguardo la decisione dei giudici. La madre durante la prima settimana è stata presente nella casa di accoglienza dove hanno portato i figli, ma non era insieme a loro. Aveva il diritto a visitarli negli orari previsti come fosse un genitore che vive fuori. Cioè è stato mantenuto il protocollo usuale per una situazione non usuale. Una scelta anche questa incomprensibile. Umanamente. Decaduta solo dopo la pressione degli avvocati e della pubblica opinione, ottenendo la possibilità di passare insieme almeno tre ore al giorno. Ma si può arrivare a tanto?

C ‘è da chiedersi se questa presenza assenza della madre non sia stato frutto di un estorto consenso per aggirare la Legge che con assoluta chiarezza dice che l’allontanamento dei figli dalla famiglia deve essere l’ultima scelta da parte del giudice, a seguito della verifica che tutte le altre opzioni siano fallite.

Un Legge assoluta in questa asserzione, tanto da rendere impossibile la salvaguardia del minore anche nelle famiglie mafiose o nello sfruttamento dei bambini obbligati all’accattonaggio quotidiano nei campi rom. Probabilmente con la scelta di consentire alla madre di trasferirsi nella struttura, lo scopo del giudice è stato quello di proteggersi dalla Legge, ottenendo un consenso obtorto collo, di fronte alla alternativa minaccia di non poterli vedere neanche un ora al giorno a fronte di una mancata collaborazione da parte dei genitori.

Un secondo dettaglio lo riporta il Fatto Quotidiano, sia pure senza commento. Riguarda quello che il giudice scrive riguardo la mancata socializzazione dei bambini. Il giudice dice che questa non riguarda tanto la non frequentazione della scuola, ma più in generale la mancanza di una frequentazione extra scolastica con i coetanei.

Grottesco questa specifica, in un contesto sociale dove la dipendenza dei supporti tecnologici sta diventando un problema epocale per l’isolamento reale vissuto da tanti ragazzi a fronte delle migliaia di relazioni virtuali con cui si illudono di riempire una vita vuota stravaccati sul divano.

E ci si preoccupa dei rischi che possono correre i figli di questa coppia che invece vivevano a contatto con il loro cavallo bianco e il loro asino, vivi e vegeti in quel bosco vicino a Chieti. E poi frequentavano anche figli di amici.

Nessun giudizio morale il mio, ma una indignazione di fronte ad una palese resa del modello culturale dominante sulle conseguenze patologiche delle dipendenze tecnologiche e a un accanimento giuridico, anche fosse solo temporaneo, contro una scelta di indipendenza naturalistica.

E ammesso e non concesso di voler vedere un qualche eccesso, considerato “pericoloso “, perché non intimare un tempo per affrontare le supposte criticità, senza questa scelta certamente traumatica per tutti e soprattutto per i minori che si vorrebbero proteggere.

Perché poi, sono certo che si proseguirà a trovare una soluzione propositiva, come anche il padre ha dichiarato, ma questo succederà dopo aver traumatizzato tutti i componenti di questa bella famiglia e sconvolto la loro vita.

Premesso che ormai è stato acclarato ” Era un rudere fatiscente ” non è vero, ma è vero che la casa necessitava di qualche intervento periservizi igienici, come da perizia delladifesa.

“Non erano in regola con l’obbligo scolastico ” Non era vero, ma è vero che la documentazione che dimostrava il percorso parentale compiuto dalla bambina maggiore fosse arrivata in ritardo. Il Ministero ha confermato .

“I bambini vivevano senza riscaldamento ” Non era vero perché c ‘è una bella stufa a legna ma è vero che con ci sono allacci alla rete pubblica gas.

” Non frequentando la scuola rischiano un isolamento sociale ” Non è vero, ma è vero che frequentano i bambini del territorio con cui hanno un ottimo rapporto.

” Rifiutano aiuti da privati e dal sindaco che ha offerto loro una casa in paese “. Non è vero ma è vero che non hanno problemi economici e una casa alternativa la gradirebbero ma solo fino a quando saranno finiti i lavori per il bagno e poi vogliono tornare nel bosco.

Chiarita la premessa, vorrei condividere che vedo in atto, il solito meccanismo del web, del voler demonizzare e trasformare in sadica cattiveria giudice e assistenti sociali. Cioè il nemico. Non delle persone che fanno il loro lavoro, con le migliori intenzioni. Certo, in questo caso un pessimo lavoro, per l’impalcatura culturale che traspare dai giudizi, dalle interpretazioni, dalle fantasie più simili a incubi che una scelta di vita radicalmente anticonsumista e nella natura, suscita nella maggioranza delle persone condizionate dal modello culturale dominante. Pessimo lavoro ma con la convinzione di salvaguardare i minori. E allora? E allora è giusto ed è necessario combattere questa cultura giuridica che interpreta i fatti con gli occhi di un modello di vita civile che per essere tale dovrebbe uniformarsi. È fondamentale che si evidenzino le storture e le ombre, ma per favore, almeno qui, in questo spazio laico e sereno, evitiamo di usare un pensiero e un linguaggio dominante nel mondo del social. Errore che venne fatto nel triennio del covid dove molti amici usavano lo stesso linguaggio dei Burioni, degli Scanzi, dei politici dove dominava la violenza verbale , la manipolazione, l’odio contro.

Si può e a mio parere si deve mantenere la nostra diversità nel volere denunciare gli orrori e gli errori di questo mondo, senza farci impossessare dai loro demoni.

Abbiamo una visione del mondo diversa da “loro ” che va affermata anche in una diversa scelta comunicativa.

Giudici, giornalisti, medici, scienziati che sbagliano. Per quanto sia possibile, dimostriamo con i fatti, con i numeri, con le informazioni, i loro errori, le loro omissioni, le loro manipolazioni, le loro contraddizioni. Ma con gentilezza, con una rigorosa e ferma gentilezza.

Devo riconoscere che ho trovato una attitudine vagamente simile, nella Commissione parlamentare covid che seguo con la massima attenzione. E questa gentilezza nei confronti degli invitati, (certo, in questo caso non è una gentilezza d’animo, ma formale), rende possibile delle clamorose ammissioni che resteranno agli atti, nero su bianco. Ma di questo ne parleremo più avanti. Sennò poi i prossimi saranno più taciturni.

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