Lui ha collaborato con Re Nudo negli anni 70, ha dato vita al F.U.O.R.I. il primo movimento di liberazione degli omosessuali. Poi l’ho reicontrato con Osho e ancora una lunghissima amicizia di quasi 30 anni
Navyo è volato nella luce. Non ha sofferto.
L’avevo incontrato la prima volta, quando ancora aveva il nome di Giovanni Brivio, aveva curato su ReNudo lo spazio gestito dal F.U.O.R.I. insieme a Mario Mieli e ad altri amici omosessuali. Poi il Teatro nello spazio del Comitato Vietnam a Milano. Una presenza contrastata a un festival del Parco Lambro e poco dopo, anche lui incontra Osho e la nostra amicizia si tinge d’arancio.
È il 1978 l’anno in cui Sanatano e Sat Savya mi propongono di rilevare lo spazio di Macondo per farne un centro di Osho. Così convoco una assemblea allargata a tutti i sannyasin di Osho di città e provincia a cui chiedo di aiutarmi a prendere in mano il posto per farlo rivivere a tutto tondo, con il ristorante, la sala da the, la discoteca, le salette per i massaggi ereditati da Macondo, e poi proponendo anche le attività del mondo di Osho, meditazioni e gruppi d’incontro.
La risposta generale della trentina di amici oscilla ‘ tra i “ma è una follia, e i sarebbe bello ma come si fa, sono da gestire 2.000 mq e i soldi da investire..”
Insomma una gran doccia fredda.
Una sola voce si leva dal gruppo, tranquilla e ferma, che dice “Majid, io ci sono. È Navyo.
Okay dico, allora si fa. Partiamo e poi vediamo che succede. Sempre che ce lo diano in affitto.
Se ne vanno tutti scuotendo la testa, a parte Navyo e Jayant che non conoscevo.
Navyo di offre di occuparsi di imbiancare tutto con l’aiuto di Jayant. Io chiarisco che non ho da investire a parte il materiale e comunque va prima fatto il contratto.
Quando insieme a Navyo, incontro il padrone dì casa, le uniche garanzie che posso dichiarare è l’amicizia con Mauro Rostagno e il fatto che le attività di Macondo erano economicamente positive e che noi avremmo solo aggiunto altre proposte. E quindi non partivamo da zero.
Va bene mi dice lui, si può fare, però con sei mesi anticipati.
Potrei darle delle cambiali, dico io , dobbiamo rinnovare il locale e non abbiamo soldi…
.Lui mi guarda come fossi un marziano Navyo guarda me el lui, rimanendo sempre in silenzio ma presente .Due minuti interminabili, .poi il proprietario dice, facciamo questi 6 mesi con le cambiali e se va come tu dici si formalizza l’affitto, altrimenti mi lasciate il locale libero.
Andata. E dopo neanche due mesi di lavoro di noi tre insieme ad altri quattro o cinque che nel frattempo si erano aggiunti, inauguriamo Vivek, questo è il nome che ci era arrivato dall’Ashram di Pune.. Un successone. E ogni sera ristorante e sala da the pieni. Navyo è il responsabile della sala da the, accogliente e sorridente. Il pubblico, e’ in parte quello di Macondo e in parte quello più vicino a Osho. Come avrete capito, senza la disponibilità di Navyo, Vivek non avrebbe sarebbe nato.
L’anno dopo Navyo torna in India , apre una pizzeria a Pune e per diversi anni ci perdiamo di vista, poi incontra SaiBaba che diventa il suo secondo Maestro, io inizio il mio Lavoro per Osho…
Lo rivedo insieme a Shurta, a Goa negli anni ’90 , sempre con quella luminosità nello sguardo, forse ancora più intenso, e quasi ogni anno, fino allo scorso inverno, ci si vede lì. Poi un paio di anni fa incomincia a non stare bene.
La malattia che lo colpisce è lenta e alterna momenti di lucidità a momenti di annebbiamento. Intorno a lui diversi amici a cui nel corso del tempo aveva dato molto,gli stanno vicino, in particolare Meeta e Satyam Angelo … e Dipo che gestisce La dolce vita dove Navyo andava a cenare spesso.
Poi sempre da un amico che lo accudisce amorevolmente, si trasfeisce vicino a Lecce. Nel viaggio dall’Indiia lo accompagna un medico sannyasin di Agonda che lo aveva in cura,
e di Navyo anche lui, aveva colto qualcosa di profondo.
Mentre scrivo, a Osho Miasto stasera stanno dedicando la meditazione serale a Navyo.
E secondo me, adesso, ci sorride con quegli occhi luminosi. Ciao Navyo, già mi manchi.