Un ricordo personale di un incontro con l’artista
Nel centenario della nascita di Dario Fo, ricordo il mio rapporto con lui, che non riguardava tanto il teatro ma piuttosto un rapporto politico. Era il tempo in cui Dario e Franca Rame con il circolo La Comune avevano abbandonato i teatri, privilegiando le Case del Popolo ( fino a quando il PCI conenti’ loro di avere agibilità) per poi occupare nel 1979 e per diversi anni, la Palazzina Liberty a Milano, uno spazio pubblico abbandonato dal Comune.
Alla Palazzina Liberty il Circolo La Comune, dopo averla resa agibile, iniziò una programmazione quotidiana di attività.
Agli spettacoli teatrali all ‘epoca , Dario Fo, come anche il gruppo del canti popolari, di Nuccio Ambrosino, Cati Mattea, Silvia Malagugini e altri, faceva seguire un dibattito in cui gli attori, terminato lo spettacolo, rimanevano sul palco coinvolgendo il pubblico in sala in un confronto che riguardava lo spettacolo così come fatti politici e sociali di attualità.
Per un lungo periodo, erano i primi anni ’80 , andavo spesso alla Palazzina, che distava pochi minuti da dove abitavo. Magari assistevo allo spettacolo, ma poi tornavo anche alle repliche, solo per il dibattito.
Fu lì che compresi come per me, ci fosse una passione per la politica ( dell’epoca) e come invece fossi incompatibile con il teatro. Accadde una sera di queste. Durante uno di quei dibattiti, al termine di uno spettacolo di Fo, mi capitò di intervenire con un lungo e articolato discorso che piacque molto a Dario e al pubblico in sala. La sera successiva tornai alla Palazzina, sempre per il tempo del dibattito e ad un certo punto Dario , rivolgendosi a me ” ” ” C’è qui in sala Valcarenghi che ieri sera ha condiviso con noi un discorso su questi temi ( che oggi non ricordo minimamente su cosa vertessero) e vorrei che Andrea ce lo ripetesse anche adesso, per il pubblico di stasera…”
Ora, dire che in quel momento volessi solo scomparire o sprofondare nel buio,non è un eufemismo, soprattutto sentendomi addosso lo sguardo di qualche centinaio di occhi.
Così tentai un flebile accenno a un non ricordo che, Dario stronco’ senza se e senza ma.
E quindi mi addentrai in una improbabile replica, tra un balbettio e una esitazione, fino a quando mi ritovai a tenere un discorso completamente diverso.
Non ricordo adesso i dettagli o se Fo poi avesse commentato qualcosa, ma una cosa per me rimase ben cristallizzata nel mio ricordo, e che mai avrei potuto replicare un discorso nella mia vita. E così è stato, negli anni successivi, in ogni fase del mio ormai lunghissimo vissuto, mi son trovato sempre a cercare nuove parole, anche a fronte di domande classiche spesso identiche, soprattutto rispetto ReNudo, i festival, o riguardo la mia esperienza con Osho.
Come se davanti a me ci fosse sempre lo stesso interlocutore a cui non è cosa, fare il pappagallo di me stesso.
Insomma non avrei mai potuto essere un attore, anche se anni prima, per un brevissimo periodo romano , avevo avuto questa malsana idea che si era conclusa con una interpretazione silenziosa di tre minuti in Quarto Potere un film di Bolzoni dove interpretai un artista da strada.
E fu quella sera, grazie a Dario Fo, che mi sono reso conto che mai avrei potuto replicare alcunché.
P.S. Mi e’ sembrato anche giusto ricordare quegli anni di Dario Fo che erano altro dalla cultura della tv ma anche della sinistra tradizionale. Un periodo che oggi, nel ricordo della sua immensa vita artistica, è stata un poco dimenticata.