Il tempo della notte

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Nelle diverse fasi della vita cambia il tempo che dedichiamo alle ore notturne.

C è un tempo splendido che mi piace vivere, da sempre. È il tempo della notte. Non sempre ho potuto, se dovevo alzarmi alle 6 del mattino ( no non per lavorare, ma per meditare 😉).
Da “piccolo”, di notte, ho scritto i miei primi libri, perché solo nelle ore notturne potevo sottrarmi a una vita frenetica dedicata a cambiare l’esistenza “pagata a rate” dei giovani schiavi del lavoro salariato (si quel lavoro oggi così ambito). Una splendida vita frenetica di giorno, ma dove anche trovare il tempo per andare in bagno costituiva un problema 🙄.
Invece la notte la dimensione del tempo cambiava. Si dilatava, gli incontri erano s/fumati 🙂 non c’erano cose da fare, c’era da essere. O da condividere parole, tenerezze, musica, a volte il poker. Poi prima di cadere nel sonno, leggere un libro. Col folle, giovanile, retro pensiero, quello che dormire era un tempo sottratto al vivere.
Nel corso della vita, poi la percezione del tempo è cambiata. Dall’incontro con Osho soprattutto, la dilatazione del tempo ha pervaso anche il quotidiano. Ma di notte era comunque diverso, perché la notte, potevo restare da solo, potevo scegliere se vedere o non vedere gli altri. Di giorno (soprattutto nei più di trent’anni a Vivek prima e a Miasto poi) ero comunque in relazione. L’ essere responsabile di una comunità me lo imponeva.
Certo, sono stati i decenni dove molto spesso la notte era il tempo del sesso, delle tenerezze, degli abbracci orizzontali e sensuali, mentre quelli del giorno erano verticali e permeati da una energia diversa, intensa ma non sessuale.Salvo in rarissime occasioni e mai per mia iniziativa, per una giusta concezione dello “spiritualmente corretto”😇.
Poi lasciata la vita comunitaria, ancora un cambio, la scoperta della TV e dei social. Strumenti utili per capire come e perché il mondo va così e per incontrare e conoscere chi vuole un altro mondo. Droghe pesanti da gestire con consapevolezza, come la gestione del potere, senza “farsi prendere da”. Come anche per il cellulare, usarlo, ma non esserne schiavo. Quando suona non sentirsi obbligati a rispondere, condizionati dal meccanismo “molla tutto e rispondi”. E’ il mio tempo del presente.
È Il tempo dell’ultima fase della mia vita dove vivo la notte molto spesso in solitudine.
Come in questo momento, mentre scrivo.
Trovo splendido concedersi questo momento per andare dentro di se col pensiero, finché non senti che è il momento di spegnere la luce.
Qualcuno vive questo tempo come insonnia, perché di notte bisogna dormire e se non ci si riesce è un problema e così passano ore con gli occhi aperti a cercare di prendere sonno o assumono farmaci.
Soprattutto dopo le restrizioni e la chiusura delle fiere,dei convegni, la percezione del tempo è ancora cambiata al di là dei drammi famigliari, ma comunque rimane una differenza tra Il tempo del giorno e Il tempo della notte. Forse non più una grande differenza, ma c’è una differenza.
Adesso, sono le 4 e sento che è il mio momento di chiudere gli occhi e spegnere la luce.
P.S. Guardate, so bene che per la salute fa bene dormire presto e alzarsi presto etc etc… ma questa è solo la mia vita, non un saggio sul vivere in salute.

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