Fausto Amodei, cantautore delöla musica politica italiana

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Ci ha lasciato un cultore della musica popolare italiana

Ho letto solo adesso , che a settembre era morto Fausto Amodei. La comunicazione è stata data dall’Istituto De Martino. Io non ‘ho mai incontrato Amodei, , ma negli anni ’70 ho conosciuto i Dischi del Sole, con cui ho coltivato una parte della mia formazione umana, parallelamente alla mia scoperta della musica folk rock anglo americana.
Ho frequentato e invitato alle prime iniziative di ReNudo, Michele Straniero, che addirittura mise a disposizione il suo corpo con una parrucca da magistrato, per la copertina del numero zero di ReNudo, poi Ivan Della Mea, Caterina Bueno e Paolo Ciarchi che con Isabella Cagnardi partecipò al gran finale del secondo festival del Parco Lambro del 1975, in cui scelsi loro, insieme a Giorgio Gaber, gli Area e la Pfm. Con quelle scelte, avevo voluto dare spazio alle diverse forme artistiche, generi musicali e d’autore, che all ‘epoca avevano pubblici diversi tra di loro, che spesso non apprezzavano altre espressioni artistiche e di ricerca.
Paolo e Isabella erano i rappresentanti della canzone popolare, che si richiamava alla Resistenza e al mondo del lavoro, Giorgio, col suo Teatro Canzone dove toccava il mondo del personale, delle dinamiche relazionali assai poco considerate anche da chi “voleva cambiare il mondo”, la Premiata Forneria Marconi che conoscevo principalmente per l’amicizia con Mauro Pagani, che osava il pop italiano, fuori dai canoni commerciali e gli Area, i rivoluzionari del pop, che fecero della sperimentazione musicale il loro cavallo di battaglia, capitanati da Demetrio Stratos con la sua ricerca vocale che usava la parola come strumento musicale.
Il mio intento era quello di includere, affiancare mondi artistici diversi che per ReNudo appartenevano tutti ad una cultura altra dal mondo televisivo e che pur diversi, avevano in comune la ricerca. E avvenne il miracolo di vedere e sentire centomila persone , in assoluto silenzio e partecipazione empatica vivendo espressioni artistiche così diverse.
E già, col senno di poi, ho pensato spesso, che un posto in quel finale, avrebbe dovuto esserci Franco Battiato, anche se in quegli anni non aveva ancora maturato il cuore della sua esperienza mistica e musicale. In quel periodo, con Pollution, Fetus,le corde di Aries, il focus della sua ricerca artistica era ancora sperimentale. E così non gli proposi la partecipazione alla serata finale.
Ricordo una annotazione amichevole ma esplicita, di Battiato, in una intervista che anni dopo rilascio ‘ a Mario Luzzato Fegiz per il Corriere della sera, in cui disse che al Lambro io lo misi in scaletta, a notte fonda, al primo giorno, davanti a poche migliaia di persone, perché consideravo la sua musica difficile e temevo di mandarlo allo sbaraglio….Cosa assolutamente vera, ma non sapevo che lui l’avesse capito…
Così anni dopo, gli inviai un breve messaggio, chiedendo scusa al maestro, tra il serio e il faceto…dicendo che aveva colto il mio sentiment..

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