Il primo maggio celebrato nel campo di concentramento

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Aldo Valcarenghi il 1 maggio del 1944 organizzò una commemorazione clandestina degli internati politici

A Mathausen, il primo maggio, mio padre Aldo , riuscì a radunare gli internati politici, quelli col triangolo rosso, per una commemorazione del primo maggio come valore del lavoro nella libertà, usato grottescamente dai nazisti con la scritta “Il lavoro rende liberi ” che sovrastava il portone all ‘ingresso del campo di sterminio. Al termine della breve riunione clandestina, che poteva significare la morte, intonarono il Va pensiero …
Come poi faticosamente ( argomento indicibile per lui) accenno’ a mia madre, dopo la Liberazione, il riuscire a incontrarsi, anche solo per pochi minuti e parlare delle proprie idee, magari discutendo duramente tra socialisti e comunisti, aiutava a tenersi in vita. Serviva a vincere l’organizzazione strutturale del campo, tendente, nel quotidiano, a ridurre l’essere umano a numero, usando fame, punizione, morte, per annullarne volontà di vivere, perdendo dignità e il valore della solidarietà. Uno dei capisaldi della gestione del campo, era infatti fomentare la divisione tra gli internati, dove trovare o non trovare le scarpe ai piedi del pagliericcio alla sveglia, poteva poi all’adunata, sotto la neve, significare vita o colpo alla nuca sul posto, perché inabili al lavoro.
Questo ricordo del primo maggio è qualcosa di indelebile nel mio cuore. Lontano da ogni retorica del lavoro di una politica senza anima e senza memoria, dove la celebrazione di questa data è ridotta al concertone di musica leggera in piazza. Specchio dei tempi.
Le canzoni popolari nate nel mondo del lavoro, sono scomparse, al massimo, in troppe occasioni si usa di Bella ciao, talmente abusata da annacquarne il significato, vissuta ormai nel mondo come fosse anch’essa musica leggera dove a volte chi canta e ascolta, non ne conosce il senso

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